Corrado Premuda

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Fiepa

Il maestro di ginnastica, a scuola, lo aveva soprannominato Fiepa. "Troppo magro", gli diceva, "sembri trasparente. Sottile come un seme di zucca". E tutti da allora lo avevano chiamato Fiepa.

Fiepa era taciturno e schivo, aveva i capelli ricci che gli ricadevano sulla fronte. Due occhi grandi in cui ci si poteva specchiare. Non aveva amici e si faceva i fatti suoi. In molti pensavano che fosse un po’ ritardato, o talmente timido da non avere carattere. Ma Fiepa, come i semi di zucca, nascondeva una sorpresa dentro di sé: se lo avessero morso togliendogli la buccia, come si fa con le fiepe, avrebbero scoperto una natura insospettabile.

Un giorno gli arrivò a casa una cartolina senza foto panoramica. Non l’avrebbe messa nella sua collezione che teneva in una scatola di scarpe. Doveva presentarsi in caserma per fare il servizio militare. I genitori lo guardarono con apprensione mentre preparava la sua borsa coi vestiti. La madre sospirò: "Speriamo bene".

Fiepa lasciò casa sua per andare a imparare l’arte della guerra con incoscienza. A chi gli chiedeva dove fosse diretto lui rispondeva: "Vado un anno in caserma a provare a sparare". La gente lo derideva senza contenersi: come può una fiepa armeggiare un fucile?